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Cambio del Comandante della Brigata di Supporto al NRDC-ITA

 

60 anni fa Trieste tornava all'Italia

Il 26 ottobre del 1954, una folla immensa di triestini che gremiva la grande Piazza Unità d’Italia e le rive adiacenti, malgrado l’imperversare della pioggia e della bora, si era radunata per applaudire l’ingresso dei soldati italiani nel ritorno di Trieste all’Italia. Era trascorsa un lunghissima attesa che aveva conosciuto l’occupazione tedesca, poi quella jugoslava con le sue innumerevoli vittime e infine il governo militare anglo-americano. Il ritorno dell’Italia avveniva a conclusione di una lunga, esasperante vertenza con la Jugoslavia di Tito che al temine della guerra nel 1945 aveva già annesso Zara, Fiume, Pola, l’Istria insieme a gran parte del Carso triestino e goriziano (a Gorizia il confine lambiva la stessa città) costringendo all’esodo 350.000 abitanti di quei territori. La contesa si concluse il 5 ottobre 1954 con il Memorandum di Londra tra i governi d’Italia, del Regno Unito, degli Stati Uniti e delle Repubblica Federativa Popolare di Jugoslavia. 
Un entusiasmo incontenibile salutò l’ingresso degli automezzi con i bersaglieri dell’8° Reggimento che percorrevano le Rive e restituivano all’Italia almeno Trieste. 
Tra quella folla, sotto la pioggia battente e la bora, c’ero anch’io, con i miei famigliari ed amici ad attendere l’arrivo, insieme a quei soldati, di mio fratello, un pluridecorato capitano dell’Esercito al seguito del gen. di corpo d’armata Edmondo De Renzi. Avevo allora 28 anni. A 60 anni di distanza da quell’evento, il 26 ottobre 2014, ho accompagnato il labaro dell’Istituto del  Nastro Azzurro che, in testa alle Associazioni combattentistiche e d’Arma, all’inizio delle cerimonie entrava in quella stessa Piazza dell’Unità d’Italia in cui mi ero trovato nel lontano ottobre 1954. A reggere il labaro era l’alfiere Vincenzo Carluccio e ad accompagnarlo, oltre alla mia persona, c’era anche la Sig.ra Margherita Trevisan, Segretaria della Federazione e portatrice di medaglia d’Argento alla memoria concessa a suo padre. Per la mia tarda ed annosa età è’ stata una giornata faticosa ma emozionante, densa di cari ricordi. Alle ore 9,30 del mattino ai margini della grande Piazza dell'Unità d’Italia c’è stata l’attesa della staffetta storica. Alle ore 10, nella stessa piazza, l’alzabandiera solenne alla presenza del picchetto interforze del Comando regionale dell’Esercito, della fanfara e del gonfalone della città di Trieste. Alle ore 10,45 nella sala del Consiglio comunale di Trieste, riunito in seduta straordinaria, il sindaco Roberto Cosolini, in ricordo dell’ingresso dell'8° Reggimento dei Bersaglieri a Trieste avvenuto il 26 ottobre 1954, ha consegnato al suo attuale comandante, colonnello Domenico Ciotti, il conferimento della cittadinanza onoraria di Trieste, con la motivazione "per celebrare degnamente l'anniversario del ricongiungimento all'Italia”. Infine alle ore 17, ancora in Piazza dell’Unità d’Italia, ha avuto luogo l’ammainabandiera solenne, sempre alla presenza del picchetto interforze, della fanfara e del gonfalone della città.  
In questo stesso anno, in cui si celebra il sessantesimo anniversario del ritorno di Trieste all’Italia viene ricordato, particolarmente a Trieste, con varie e continue manifestazioni, il centenario dello scoppio della Grande Guerra 1914 – 1918 alla quale l’Italia partecipò, con più di seicentomila morti, per l’unione alla Madre Patria delle terre irredente, delle quali Trento e Trieste erano il simbolo. Nella successiva sventurata guerra perduta del 1940-1945, con il trattato di Pace di Parigi del 10 febbraio 1947 fu inesorabilmente sancita l’amputazione dal territorio nazionale di gran parte di quelle terre. Il 26 ottobre 1954, con il tricolore al collo e cantando il “Va pensiero” le migliaia di esuli delle terre cedute, che si erano stabiliti a Trieste, accorsero ad accogliere i soldati italiani nella città che era stata il simbolo delle terre irredente, commossi nel rivedere i loro soldati e il loro tricolore . Nelle celebrazioni del 26 ottobre 2014 ho ricordato, con affettuoso rimpianto, famigliari e amici che non ci sono più, e che erano insieme a me  in quella lontana giornata, radiosa per la Patria e tanto felice per noi. 


                            Giuseppe Vuxani 

Presidente Federazione di Trieste

30 ottobre: Festa dell’Arma di Cavalleria

La battaglia di Pozzuolo del Friuli fu una battaglia difensiva che si svolse durante la prima guerra mondiale tra il 29 e il 30 ottobre 1917 impegnando le forze della 3ª Armata italiana e le forze tedesche che cercavano di tagliarle la linea di ritirata dopo la ro

Meminisse iuvabit...

Il 29 ottobre 1914,alla vigilia dell'inaugurazione dell'Anno Accademico,il Comitato degli Studenti dell'Ateneo di Pavia,lanciò il "manifesto" di seguito riportato.Fu preparato con entusiasmo sui tavolini di un caffè,trascritto a matita,affisso sotto l'atrio dell'Università e poi stampato e diffuso in tutte le altre Sedi italiane.Questo proclama costituì un grido di fede,di riscossa,di gioventù che anticipava le battaglie dell'intervento e le giornate del maggio 1915. Ecco il testo:

23 Ottobre: Battaglia di El Alamein

Novembre 1942. L’Asse (Germania, Italia, Giappone) è al massimo dell’espansione territoriale.

52° Reggimento Artiglieria terrestre - Vercelli

Il 17 ottobre 2014, alla Caserma Scalise di Vercelli, è avvenuto il cambio del Comandante del 52° Reggimento Artiglieria terrestre "Torino". Il Colonnello Antonio Sgobba, 64° Comandante del Reggimento, ha ceduto lo Stendardo al 65° Comandante Colonnello Gianpino Costanzo, alla presenza del Comandante dell'Artiglieria e Ispettore dell'Arma di Artiglieria Generale D. Giovanni Domenico Pintus, del dott.

Consiglieri Nazionali Onorari

Il Consiglio Nazionale del 25 settembre ha nominato il Gen.S.A. Oreste GENTA, Il Gen.C.A. Giuseppe CALAMANI ed il Dott. Carlo VICENTINI Consiglieri Nazionali Onorari.

Nuovo Comandante all'Accademia Militare di Modena

Modena, nel Cortile d'Onore del Palazzo Ducale, si è svolta la cerimonia di avvicendamento del Comandante dell'Accademia Militare.

La Brigata "Pinerolo" in Libano

​​​Il Sottosegretario alla Difesa, Onorevole Gioacchino Alfano,accompagna

Cappellani militari, i preti al servizio della pace

Convegno partecipato promosso dall’Istituto Nastro Azzurro e dall’Associazione mutilati e invalidi di guerra

CREMONA - Molti gli studenti delle superiori, in particolare del Liceo classico “Daniele Manin”, presenti al Cittanova giovedì 9 ottobre per il convegno “Preti al servizio della pace...i cappellani militari nella storia italiana”, promosso dall’Istituto Nastro Azzurro e dall’Associazione mutilati e invalidi di guerra.

Introdotto dal maggiore Claudio Mantovani (Nastro azzurro), il primo relatore è stato l’ordinario militare onorario e arcivescovo emerito di SienaGaetano Bonicelli, che è partito dal ricordo del centenario della prima guerra mondiale per illustrare la posizione, allora, della Chiesa di fronte ai conflitti (si riteneva normale che ogni tanto ci fossero) e arrivare al forte odierno impegno per la pace, nel quale coerentemente si collocano i cappellani militari. Il servizio alla Patria, ha detto Bonicelli, è servizio al prossimo e dunque è servizio a Dio. Don Andrea Aldovini, cappellano del Decimo Reggimento Genio Guastatori (di stanza alla caserma ‘Col di Lana’) ha tratteggiato le figure di cinque cappellani militari cremonesi: don Primo Mazzolari, monsignor Guido Astori (l’”Alpino di Dio”), don Franco Amigoni, don Vincenzo Moro, don Pietro Veronesi, passando poi a parlare –anche riportando la testimonianza di un francescano attualmente in Afghanistan – del ruolo dei cappellani militari di oggi: è anche in situazioni come quelle di guerra, che purtroppo permangono e sembrano estendersi, che “si scopre il cuore di un uomo”. Infine don Giuseppe Ghisolfi, parroco di Borgo Loreto, ha ricordato, oltre alla generosità del suo predecessore don Amigoni, che proprio nella sua parrocchia i militari e le associazioni d’arma s’incontrano più volte l’anno per la celebrazione della Messa e la memoria dei Caduti, pregando perché le guerre non ci siano più e ha ricordato le parole di don Mazzolari: “Il cristiano è un uomo di pace”.

Tratto da “La Provincia” di Cremona

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